Descrizione
Etimologicamente il termine interludio dal latino inter- ‘fra’, e ludus ‘gioco’ o ‘spettacolo’, significa propriamente, ‘in mezzo allo spettacolo’.
Nel mondo del teatro e della musica, gli interludi sono brevi componimenti che separano due scene di uno spettacolo o due parti di un concerto. Possono consistere in semplici brani musicali o vere e proprie rappresentazioni autonome, estremamente ridotte come durata e come impegno scenico. In altri termini, l’interludio è un intermezzo: questa idea, fuori dal mondo della musica e del teatro, prende i connotati generali di una pausa.
In filosofia, l’interludio può essere paragonato all’epoché – sospensione del giudizio – fenomenologica. Non è un vuoto passivo, ma un atto di volontà con cui decidere di fermare il “tempo produttivo” per osservare il mondo senza l’obbligo di reagire ad esso. (…)
Gli interludi possono quindi essere considerati spazi, parentesi o semplici variazioni nel consueto andamento quotidiano. Qui diventano tre percorsi che suggeriscono personalità, narrazioni e condivisioni, segni creativi, volti a delineare mondi paralleli e nuove prospettive.
Chen Li, artista-calligrafa sempre in viaggio, durante le attese annota, con inchiostro e pennello, su carnet e fogli sparsi, ciò che incontra, in una continua scoperta di luoghi, persone e architetture: un’arte consolatoria che allena lo sguardo e catalizza energie positive. La psicoterapeuta Germana De Leo, in seduta, disegnando sulle pagine di un taccuino, trasferisce l’intensità emotiva dell’ascolto durante il lavoro con il paziente. Infine Mon, figura impegnata nell’ambito del welfare, accosta all’attività professionale, un’indagine estetica originale
realizzando, a penna, complessi arabeschi dai molteplici significati. (dal testo di Elena Inchingolo)