Descrizione
Francesco Tabusso con l’amico Giacomo Soffiantino insieme nel catalogo della mostra bipersonale “La trasgressione come regola”.
Gianfranco Schialvino, curatore della mostra, nel suo testo scrive: “La trasgressione per un artista è regola per necessità, l’invenzione si sostituisce alla copia, l’idea scavalca il déjà-vu, la scintilla crea l’esplosione. La trasgressione è in Soffiantino e in Tabusso, allo stesso modo e con la stessa intensità, e cercarla, trovarla e studiarla in una differenza così sostanziale di tecnica compositiva e di stile ce li fa conoscere e poi guardare con diversa sorpresa e ammirazione, rendendoceli infine vicini ancorché paralleli, ambedue alla ricerca di un linguaggio che da personale diventa unico, e poi universale.
Tabusso trasgredisce in maniera istintiva. Ce ne accorgiamo subito: la pennellata densa e appiccicosa che va a sbattere sulla tela denota l’impeto del proclama, il colore che cerca il contrasto definisce il tono squillante del concetto da sviluppare, le sovrapposizioni di materia servono a ribadire l’idea, l’effetto finale è sempre a macchia, ben chiaro e delimitato, in una visione che è sintesi di elementi aggregati in capitoli come i vetri parlanti di una cattedrale Gotica. Soffiantino distrugge i canoni della pittura lavorandola dal di dentro: la sua pennellata non macchia, ma scrive. Scrive con segni che via via nel tempo diventano sempre più minuti, che trovano la loro forza in uno sforzo comune, in una tempesta di granelli di sabbia che stravolgono un paesaggio di dune, di formicole invisibili che divorano un prato, di spighe che sotto il vento riescono a mutare i colori di un campo di grano mille volte in un attimo.”