Descrizione
Alessandro Monfrini è un artista “nascosto”, schivo, ma la sua arte è tutto fuorché silenziosa. Nato come street artist, oggi dipinge su legno, carta, materiali riciclati. Le sue opere sono abitate da figure ambigue, malinconiche, spesso legate tra loro da corde, fili, catene o ali mozzate. C’è una poetica del limite e del desiderio in ogni immagine: figure umane e animali che si librano, si abbracciano, si proteggono, si trattengono. Il suo mondo è fatto di simboli semplici ma universali: la casa, il volo, la perdita, il legame. Ogni opera è una finestra su un altrove fragile e potente, in cui tutte e tutti possiamo ritrovarci.
Tea Taramino, nel suo saggio critico, scrive: “Le opere di Monfrini ci portano dentro a un mondo, ibrido e sfumato, che anela alla libertà imponendo tuttavia anche delle catene che ci imbrigliano. Una sorta di ossimoro: legare e volare… Ciò che è aggressivo diventa amico, ciò che è meccanico acquisisce un’anima palpitante di essere vivente, ciò che è chiaro si offusca e ciò che è torbido si schiarisce. Monfrini nasce come street artist, ma poi inventa un metodo domestico di arte urbana per assecondare il suo bisogno di evitare i luoghi pubblici e i rapporti con la gente senza rinunciare alle bombolette. I soggetti rappresentati diventano figure oniriche e sfocate, divagazioni e fantasie con animali, bambini, adulti, nature morte, macchinari, ritratti e autoritratti. Monfrini ibridando figure reinventa e ribalta la realtà.”