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Anna Bellato e Federica Brigo

"Leaving Room"


leaving room
*clicca per visualizzare l’anteprima del libro

Pagine: 40

Formato: 22x15 cm

Data di pubblicazione: 15-01-2016

Testi di: Francesca Canfora, Cristina Marinelli, Anna Bellato, Federica Brigo

Progetto grafico di Luca Cubeddu

Lingua: Italiano

Copertina: Copertina Morbida Opaca

Prezzo libro cartaceo: 16.00

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LEAVING ROOM
a cura di Anna Bellato e Federica Brigo

N.I.C.E. Exhibition Project - II Edizione 2015
Paratissima 11 - Torino Esposizioni

Adelaide Cioni - Elena Tortia - Sara Lovari - Pietro Gardoni - Nicola Paroldo - Laura Niola - Natalia Saurin - Pietro Gardoni - Lorenzo Palombini - Umberto Dattola - Adriana Iaconcig - Elisabetta Falanga - Daniela Berti - Gianluca Maioli - Livia Scarumuzzino - Anna Turina

"La casa è un bene primario, luogo che con le sue mura offre riparo all’uomo per le necessità basilari del suo esistere: luogo in cui ristorarsi, riposarsi, ripararsi, ritemprarsi, ricaricarsi. In questo senso la dimora è luogo dell’intimità, in essa ci si mette a nudo, ci si sente “a casa” là dove non si ha bisogno di difendersi da nessuno, per essere autenticamente sé stessi. Nella casa non possono perciò essere preclusi gli aspetti personali, i significati profondi dell’abitare che ciascuno si porta dietro, l’esigenza di uno spazio individuale e il rispetto della dimensione dell’intimità di ciascuno.
La dimora, stabile e instabile contemporaneamente in quanto luogo che è soprattutto dentro di noi, è una dimensione interiore carica di oggetti, di ricordi, un luogo dove si svolge una storia privata. Storia personale che a volte diventa ricordo comune legato all’infanzia, ad esempio a gesti quotidiani, a parole, che sono inevitabilmente legati ad uno o più luoghi fisici: la casa propria, delle vacanze, dei nonni, del vicino e dell’amico. In questo senso la casa recupera anche un’etica domestica.
Se la casa, per essere tale, necessita di aperture (porte, finestre), al contempo ne sono palesi le chiusure (muri, tetto, serrature): in questo rapporto tra interno ed esterno, la sfera domestica può diventare un possibile luogo di accoglienza quanto, trasversalmente, di reclusione.
La casa non è connotata solo all’interno di una spazialità specifica e quindi riconducibile a delle forme proprie, ma essa ha anche una natura immaginaria archetipica legata all’ideale di armonia familiare, socialmente definito e normato. L’assenza della corrispondenza tra realtà e concezione generalmente condivisa dell’abitazione e dell’abitare, può determinare una prima forma di conflitto e di inadeguatezza. L’ambiente domestico da rifugio può quindi facilmente trasformarsi in prigione, luogo di squilibri e barriere. Celle non solo fisiche, fatte da sbarre di ferro, ma anche mentali, sociali ed emotive.
La casa è lo scenario delle trasformazioni e dei mutamenti fisici, culturali, sentimentali ed identitari. Questi cambiamenti possono essere negativi e traumatici, generatori di un malessere che ben si nidifica nel contesto familiare e inevitabilmente in quello domestico. Le mura abitative hanno ad esempio relegato per secoli le donne, affidando loro il compito di costruire quel nido di intimità e affetti necessari al benessere del marito e dei figli. Ancora oggi lo spazio domestico si rivela un luogo controverso, il luogo dell’amore e dei sentimenti che può facilmente trasformarsi in una prigione senza vie di fuga, e talvolta in teatro di brutale violenza. La casa può anche accogliere, e simultaneamente subire, la malattia, la sofferenza e il dolore.
Lo scopo del processo di svelamento di queste gabbie invisibili e silenziosamente nascoste, è quello di indurre una profonda riflessione sulle barriere metafisiche che si mimetizzano intorno a noi. Casa non solo come spazio statico, ma come luogo costruito su relazioni tra persone e cose, positive o negative, da equilibri o instabilità, che segnano nel profondo il nostro essere." (dalla presentazione di Anna Bellato e Federica Brigo)

 

http://paratissima.it/x/n-i-c-e-exhibitions

 

 

 

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