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	<title>VITARI CLAUDIA VIRGINIA &#8211; Prinp Editoria d&#039;Arte</title>
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		<title>Claudia Virginia Vitari PANOPTICON</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 16:17:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volume documenta la mostra retrospettiva &#8220;Panopticon&#8221;, dell’artista Claudia Virginia Vitari, allestita al Max Planck Institute for Human Development di Berlino. Questo catalogo rappresenta uno studio sul concetto di &#8220;istituzioni totali&#8221; di cui l&#8217;artista, nata a Torino e residente a Berlino, ha condotto le sue ricerche per quasi due decenni. Il titolo si riferisce al concetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume documenta la mostra retrospettiva &#8220;Panopticon&#8221;, dell’artista Claudia Virginia Vitari, allestita al Max Planck Institute for Human Development di Berlino.<br />
Questo catalogo rappresenta uno studio sul concetto di &#8220;istituzioni totali&#8221; di cui l&#8217;artista, nata a Torino e residente a Berlino, ha condotto le sue ricerche per quasi due decenni.<br />
Il titolo si riferisce al concetto di prigione ideale di Jeremy Bentham, dove una guardia, posta in una torre di controllo centrale, può osservare tutti i detenuti senza che questi lo sappiano. Questo sistema di controllo riflette le condizioni delle persone residenti all’interno di &#8220;istituzioni totali&#8221; un termine sviluppato da Erving Goffman per indicare luoghi in cui gli individui sono isolati dalle interazioni con la società esterna e le loro attività quotidiane rigidamente regolate da un&#8217;autorità centrale.<br />
La sperimentazione di Vitari con i materiali risponde alla necessità di trovare nuovi strumenti di comunicazione. L’uso del vetro rende questo processo trasparente ma allo stesso tempo complesso e stratificato, mentre la tecnica della serigrafia consente di incorporare le storie e i ritratti di coloro che vivono all’interno delle istituzioni totali. Gli oggetti in vetro sono incastonati in strutture ferro, un materiale freddo e rigido che simboleggia l’inflessibilità istituzionale e il tentativo di mantenere gli individui distaccati dalla società. Le tensioni sociali sono fissate nel vetro ed esposte come brutale esperimento sociale.<br />
Attraverso installazioni su larga scala che rasentano l’atto performativo, la mostra &#8220;Panopticon&#8221; mira a dare visibilità a persone marginalizzate, quasi invisibili. Le ricerche etnografiche, psicologiche e sociologiche di Vitari, condotte attraverso lo studio di letteratura scientifica, le hanno permesso di inquadrare queste tematiche. L’artista ha poi trascorso anni a parlare con le persone a rischio di esclusione per comprendere meglio questioni legate alla salute mentale, all&#8217;incarcerazione e ai flussi migratori.</p>
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		<title>Claudia Virginia Vitari IDENTITÁ INTERSTIZIALI</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/claudia-virginia-vitari-identita-interstiziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 13:07:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volume documenta la mostra personale dell’artista Claudia Virginia Vitari al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino.  Dal 2014 l’artista si occupa di migrazione, rifugiati e richiedenti asilo. L’installazione esposta combina due temi del suo progetto più recente: &#8220;Identitá Interstiziali&#8221;. Claudia Virginia Vitari focalizza da sempre il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume documenta la mostra personale dell’artista Claudia Virginia Vitari al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino.  Dal 2014 l’artista si occupa di migrazione, rifugiati e richiedenti asilo. L’installazione esposta combina due temi del suo progetto più recente: &#8220;Identitá Interstiziali&#8221;. Claudia Virginia Vitari focalizza da sempre il suo lavoro su lunghi progetti di ricerca e di collaborazione su temi sociali quali la criminalità e la detenzione, soggetti con diagnosi di malattia mentale e rifugiati e richiedenti asilo. Le grandi installazioni realizzate sono accompagnate da disegni e serigrafie che illustrano in dettaglio alcune delle storie che compongono il progetto artistico. Il lavoro Identità Interstiziali propone un confronto tra due “esperienze interstiziali” distinte ma correlate: la protesta e l’attesa. Il progetto &#8220;Identità interstiziali&#8221; di Claudia Virginia Vitari rappresenta la tappa più recente di una ricerca artistica e teorica, ormai decennale, incentrata sul rapporto tra identità e alterità culturale, narrative dell’inclusione/esclusione, istituzioni totali, disciplinamento dei corpi e produzione di umanità e disumanità. L’artista focalizza da sempre la sua attenzione su tematiche sociali che hanno a che fare con la “marginalità”, il disagio e le forme di normalizzazione e disciplinamento portate avanti dalle istituzioni, dando vita a lunghi progetti di ricerca e sperimentazione su materiali e linguaggi all’insegna di un’ampia impostazione relazionale e partecipata. Presupposti questi che l’hanno spinta nel tempo a relazionarsi con soggetti con diagnosi psichiatrica, detenuti, rifugiati e richiedenti asilo. (dal saggio critico di Roberto Mastroianni)</p>
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