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	<title>MASTROIANNI ROBERTO &#8211; Prinp Editoria d&#039;Arte</title>
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	<description>Prinp Editoria d&#039;Arte 2.0</description>
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	<title>MASTROIANNI ROBERTO &#8211; Prinp Editoria d&#039;Arte</title>
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		<title>AA.VV. SEMINARE NUOVI IMMAGINARI 2024</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/aa-vv-seminare-nuovi-immaginari-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 14:01:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Edizione 2024]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Seminare nuovi immaginari &#8211; Edizione 2024&#8221; è un progetto di inclusione e promozione culturale e sociale dal carattere interdisciplinare, che dal 2022 utilizza il linguaggio delle arti per disseminare idee e raccogliere i frutti maturati dalle diverse forme di creatività che alimentano il dialogo fra arte contemporanea ufficiale e irregolare. Una ricerca di carattere relazionale &#8211; attiva nei territori di confine fra agricoltura, arte, antropologia, educazione, psichiatria, psicologia, psicoanalisi &#8211; che comporta l’interazione tra artista e comunità locali, la mediazione territoriale e la partecipazione degli abitanti.<br />
Al progetto hanno partecipato (in ordine alfabetico) Irene Biaggi, Susanna Bobbio, Chiara Borgaro, Renaud Buenérd, Cosimo Cavallo, Collettivo Gliacrobati, Cora De Maria, Giulia Di Modugno, Gruppo Arte Pura, Gruppo Blu Acqua, Francesco Faraci, Gilda Genghini, Mauro Gottardo, Giuseppe Iacopetta, Alessia Isoardi, Chen Li, MrFijodor, Natalie Lithwick, Emanuele Marullo, Annamaria Nicolussi Principe, Abdel Karim Ougri, Irene Pittatore, Antonia Ricciardi, Massimo Ricciardo, Fabrizio Roccatello, Tea Taramino, Gaetano Verde, Federica Zanella.</p>
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		<title>Claudia Virginia Vitari PANOPTICON</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/claudia-virginia-vitari-panopticon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 16:17:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volume documenta la mostra retrospettiva &#8220;Panopticon&#8221;, dell’artista Claudia Virginia Vitari, allestita al Max Planck Institute for Human Development di Berlino. Questo catalogo rappresenta uno studio sul concetto di &#8220;istituzioni totali&#8221; di cui l&#8217;artista, nata a Torino e residente a Berlino, ha condotto le sue ricerche per quasi due decenni. Il titolo si riferisce al concetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume documenta la mostra retrospettiva &#8220;Panopticon&#8221;, dell’artista Claudia Virginia Vitari, allestita al Max Planck Institute for Human Development di Berlino.<br />
Questo catalogo rappresenta uno studio sul concetto di &#8220;istituzioni totali&#8221; di cui l&#8217;artista, nata a Torino e residente a Berlino, ha condotto le sue ricerche per quasi due decenni.<br />
Il titolo si riferisce al concetto di prigione ideale di Jeremy Bentham, dove una guardia, posta in una torre di controllo centrale, può osservare tutti i detenuti senza che questi lo sappiano. Questo sistema di controllo riflette le condizioni delle persone residenti all’interno di &#8220;istituzioni totali&#8221; un termine sviluppato da Erving Goffman per indicare luoghi in cui gli individui sono isolati dalle interazioni con la società esterna e le loro attività quotidiane rigidamente regolate da un&#8217;autorità centrale.<br />
La sperimentazione di Vitari con i materiali risponde alla necessità di trovare nuovi strumenti di comunicazione. L’uso del vetro rende questo processo trasparente ma allo stesso tempo complesso e stratificato, mentre la tecnica della serigrafia consente di incorporare le storie e i ritratti di coloro che vivono all’interno delle istituzioni totali. Gli oggetti in vetro sono incastonati in strutture ferro, un materiale freddo e rigido che simboleggia l’inflessibilità istituzionale e il tentativo di mantenere gli individui distaccati dalla società. Le tensioni sociali sono fissate nel vetro ed esposte come brutale esperimento sociale.<br />
Attraverso installazioni su larga scala che rasentano l’atto performativo, la mostra &#8220;Panopticon&#8221; mira a dare visibilità a persone marginalizzate, quasi invisibili. Le ricerche etnografiche, psicologiche e sociologiche di Vitari, condotte attraverso lo studio di letteratura scientifica, le hanno permesso di inquadrare queste tematiche. L’artista ha poi trascorso anni a parlare con le persone a rischio di esclusione per comprendere meglio questioni legate alla salute mentale, all&#8217;incarcerazione e ai flussi migratori.</p>
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		<title>AA.VV. SEMINARE NUOVI IMMAGINARI</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/seminare-nuovi-immaginari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 16:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A cura di Tea Taramino e Roberto Mastroianni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume “Seminare nuovi immaginari” documenta il progetto triennale multidisciplinare che si muove sui confini fra arte, antropologia, psichiatria, psicologia, psicoanalisi e il cui scopo è far maturare forme di creatività singolari e inclusive.<br />
Gli artisti che hanno partecipato al progetto sono (in ordine alfabetico) Giuliano Spasmo Addari, Mohammad Ariyaei, Samaneh Atef, Bahar H., Maura Banfo, Laura Biella, Enzo Bodinizzo, Chiara Borgaro, Sarah Bowyer, Paolo Campana, Fedele Canuto, Chen Li, Egidio Cuniberti, Cora De Maria, Francesco Faraci, Valerio Flumeri, Maria Teresa Frizzarin, Luigi Gallini, Paolo Grassino, Gianfranco (Sergio) Greco, Nicus Lucà, Massimo Mancini, Cristina Mandelli, Marco Fattuma Maò, Paola Mongelli, Lucia Nazzaro, Irene Pittatore, Petra Probst, Rudi Punzo, Elena Radovix, Massimo Ricciardo, Manuela Sagona, Luigi Sapetti, Francesco Sena, Enrico Solari, Giulio Squillacciotti, Luis Alberto Taffarello.</p>
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		<title>Fabio Viale IN BETWEEN</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/fabio-viale-in-between/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 16:59:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il prestigioso volume documenta la mostra “In Between” dell’artista Fabio Viale, che ha avuto luogo nei Musei Reali di Torino: una vera e propria incursione dell’arte contemporanea all’interno di un museo universale tra i più prestigiosi in Italia, che testimonia nelle sue collezioni buona parte della storia dell’arte europea e della storia sociale e politica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prestigioso volume documenta la mostra “In Between” dell’artista Fabio Viale, che ha avuto luogo nei Musei Reali di Torino: una vera e propria incursione dell’arte contemporanea all’interno di un museo universale tra i più prestigiosi in Italia, che testimonia nelle sue collezioni buona parte della storia dell’arte europea e della storia sociale e politica del Paese.<br />
La direttrice dei Musei Reali Torino, Enrica Pagella, nell’introduzione scrive: “La mostra ‘In Between’ è un arco teso fra passato e futuro, fra tradizione e sperimentazione. Un passato che si mostra nelle forme riconosciute e riconoscibili di alcuni capolavori della grande scultura di tutti i tempi, dall’antichità classica a Canova, esplorata e riprodotta con l’impiego di tecnologie digitali; un presente che con il tatuaggio inscrive nella materia storie che appartengono al mondo globale, con il racconto di tradizioni e identità oppresse o perdute, nuovi miti e nuovi linguaggi, l’eterno interrogarsi sul senso delle emozioni e dei sentimenti che costituiscono il tessuto connettivo delle comunità umane. Una sorta di controcanto a tutto ciò che il museo mette in scena: un ‘dentro’ fatto di bellezza e di ispirazione, un ‘fuori’ dove pulsa la vita fluida della realtà quotidiana. Attraverso le chiavi della meraviglia, del virtuosismo tecnico e della reinterpretazione creativa, l’arte di Fabio Viale ci spinge a guardare con occhi nuovi il senso del museo, un luogo democratico, aperto, permeabile alle più diverse esperienze intorno al tema dell’eredità culturale; quella sintesi di tempio e forum auspicata nel 1971 dal celebre museologo canadese Duncan Cameron, fatta oggi di spazi che si espandono all’infinito nelle reti digitali, dove migliaia di visitatori virtuali hanno condiviso ragionamenti e pensieri intorno alla mostra.”.<br />
Il volume è stato realizzato grazie alla Galleria Poggiali (Firenze &#8211; Milano &#8211; Pietrasanta).</p>
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		<title>Eleonora Roaro SCENOGRAFIE COLONIALI &#8211; FIAT 633NM</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/eleonora-roaro-scenografie-coloniali-fiat-633nm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 17:04:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volume documenta la mostra &#8220;Scenografica coloniali. FIAT 633NM&#8221; di Eleonora Roaro ospitata negli spazi del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino, che mette in scena una riflessione sull’immaginario coloniale, che l’artista conduce a partire da un esercizio di micro-storia, utilizzando parti del proprio archivio familiare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume documenta la mostra &#8220;Scenografica coloniali. FIAT 633NM&#8221; di Eleonora Roaro ospitata negli spazi del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino, che mette in scena una riflessione sull’immaginario coloniale, che l’artista conduce a partire da un esercizio di micro-storia, utilizzando parti del proprio archivio familiare per fare emergere gli aspetti negati, falsificati e rimossi dell’avventura coloniale italiana. L’installazione audio-video, che accoglie il visitatore alla fine di un percorso storico-critico sull’esperienza coloniale nell’Africa Orientale Italiana, si pone come un esercizio di colonizzazione del nostro immaginario ed è il frutto di una doppia ricerca, intellettuale e artistica, che mira a produrre un effetto di spaesamento capace di mettere in questione gli elementi rimossi della nostra storia, problematizzando la figura del colonizzatore maschio, bianco ed europeo e il legame biografico che lo collega all’artista in relazione a una geografia che si fa paesaggio e “scenografia” dell’avventura coloniale.</p>
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		<title>Silvia Margaria ANTHOLOGIA</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/silvia-margaria-anthologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 16:50:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Cinque donne per i diritti e l’emancipazione</strong>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro illustra il tentativo di dare forma in modo iconico, poetico e allusivo alla dimensione biografica, esistenziale, politica e culturale di cinque donne illustri: Adelaide Aglietta, Isa Bluette, Amalia Guglielminetti, Giorgina Levi, Emilia Mariani. Cinque figure femminili esemplari del Novecento, che hanno lottato per i diritti e l’emancipazione. Utilizzando i linguaggi dell’arte e della contemporaneità, Silvia Margaria compie un esercizio di public history, finalizzato alla conoscenza della biografia esistenziale, politica e umana di cinque figure torinesi esemplari per la lotta per l’emancipazione femminile e la conquista dei diritti della persona.<br />
Le 34 foto che compongono il progetto sono il frutto della selezione tra le centinaia che Silvia Margaria scatta nel 2015, dopo aver scelto di indagare la questione femminile da un punto di vista molto particolare: analizza la vita dei fiori posti sulle tombe delle cinque donne sepolte al Cimitero Monumentale di Torino. L’urgenza dell’artista, in cui le personali emozioni e l’azione di documentazione quasi quotidiana si intersecano, è quella di restituire la ricerca sulla lotta per l’emancipazione attraverso un percorso artistico che attraversa la necessità del ricordare e l’inevitabile attuarsi dell’oblio con il passare del tempo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Claudia Virginia Vitari IDENTITÁ INTERSTIZIALI</title>
		<link>https://prinp.com/prodotto/claudia-virginia-vitari-identita-interstiziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 13:07:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volume documenta la mostra personale dell’artista Claudia Virginia Vitari al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino.  Dal 2014 l’artista si occupa di migrazione, rifugiati e richiedenti asilo. L’installazione esposta combina due temi del suo progetto più recente: &#8220;Identitá Interstiziali&#8221;. Claudia Virginia Vitari focalizza da sempre il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume documenta la mostra personale dell’artista Claudia Virginia Vitari al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino.  Dal 2014 l’artista si occupa di migrazione, rifugiati e richiedenti asilo. L’installazione esposta combina due temi del suo progetto più recente: &#8220;Identitá Interstiziali&#8221;. Claudia Virginia Vitari focalizza da sempre il suo lavoro su lunghi progetti di ricerca e di collaborazione su temi sociali quali la criminalità e la detenzione, soggetti con diagnosi di malattia mentale e rifugiati e richiedenti asilo. Le grandi installazioni realizzate sono accompagnate da disegni e serigrafie che illustrano in dettaglio alcune delle storie che compongono il progetto artistico. Il lavoro Identità Interstiziali propone un confronto tra due “esperienze interstiziali” distinte ma correlate: la protesta e l’attesa. Il progetto &#8220;Identità interstiziali&#8221; di Claudia Virginia Vitari rappresenta la tappa più recente di una ricerca artistica e teorica, ormai decennale, incentrata sul rapporto tra identità e alterità culturale, narrative dell’inclusione/esclusione, istituzioni totali, disciplinamento dei corpi e produzione di umanità e disumanità. L’artista focalizza da sempre la sua attenzione su tematiche sociali che hanno a che fare con la “marginalità”, il disagio e le forme di normalizzazione e disciplinamento portate avanti dalle istituzioni, dando vita a lunghi progetti di ricerca e sperimentazione su materiali e linguaggi all’insegna di un’ampia impostazione relazionale e partecipata. Presupposti questi che l’hanno spinta nel tempo a relazionarsi con soggetti con diagnosi psichiatrica, detenuti, rifugiati e richiedenti asilo. (dal saggio critico di Roberto Mastroianni)</p>
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