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	<title>Stefano Stranges &#8211; Prinp Editoria d&#039;Arte</title>
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		<title>Stefano Stranges QUELL&#8217;ANNO IN CUI&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 16:43:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ESAURITO - Non disponibile]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro fotografico di Stefano Stranges documenta la fase più dura dell&#8217;emergenza sanitaria per il coronavirus durante il confinamento e quarantena nazionale, in una visione partecipata sulla pandemia.<br />
Prendendo spunto dal reportage ripreso a Torino durante i giorni di lockdown, Stranges restituisce spunti di riflessione sulle molteplici reazioni a questo evento epocale. Di fronte all’inaspettata ed imponderabile dimensione in cui il covid-19 ha catapultato la società, il fotografo è partito da un’analisi introspettiva, alla ricerca di consapevolezza e conforto. Nell’osservazione delle reazioni degli altri individui ha trovato confronto, risposte, speranza e la voglia di riemergere. Nel caos si fa spazio uno scenario variegato che rivela gli aspetti più intimi delle persone, ma anche l’esigenza di sentirsi parte di una collettività.<br />
Così lo stesso Stranges racconta le motivazioni del progetto: “Il mestiere del reporter tende a portarmi lontano per raccontare storie e mostrare frammenti di vita. Questa volta la storia era sotto casa. Una storia di nuove barriere comunicative, di luoghi che si trasformano e di spazi che si convertono, di assenze e di nuove presenze: una storia di resistenza. Un lungo progetto fotografico, diviso in capitoli, un tributo all’essere umano che è stato protagonista di un fatto epocale che ha portato a fermare il tempo e i ritmi della quotidianità così come la conoscevamo.<br />
Dopo i primi giorni di lockdown, passati a osservare il mio spazio intimo e a riflettere su cosa stava accadendo all’interno dei 200 metri consentiti dalla legge, ho sentito la necessità di uscire dalle trasparenti mura per andare a documentare la vita che procedeva fuori da quello spazio, ma questa volta la storia era sotto casa. Una storia di nuove barriere comunicative, di luoghi che si trasformano e di spazi che si convertono, di assenze e di nuove presenze, una storia di resistenza.<br />
La relazione umana interrotta, ma anche quella che rinasce in un gesto di solidarietà, nonostante quella distanza obbligatoria che non permette una stretta di mano da parte di chi è riconoscente, o un ultimo saluto al proprio caro che è caduto in questa lotta. Perché quel limbo dove tempo e spazio si perdono e si respira il bivio tra la luce e il buio, è stato una trincea. E le sentinelle mascherate presenti in questa prima linea, erano anche sostituti dei loro affetti, uniche presenze viventi consentite, a parte quell’essere invisibile.”</p>
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