Vai alla scheda dell’autore
Enrico Mascelloni

"TAPPETI ESTREMI"


tappeti estremi
*clicca per visualizzare l’anteprima del libro

Pagine: 176

Formato: 20x25 cm

Data di pubblicazione: 17-09-2013

Testi di: Enrico Mascelloni

Lingua: Italiano, Inglese

Copertina: Copertina Morbida Opaca

Prezzo libro cartaceo: 30.00

Acquista Libro

TAPPETI ESTREMI - da Timbuctù all’Arte Contemporanea

ATABEKOV, BLAINE, DE CARVALHO, DELWOYE, DZHEKSEMBAEV, GARAICOIA, GILARDI, GUERRESI, OPPENHEIM, KIRKHOFF, MALGAZHDAROV, MARINI, MONDINO, NASR, NIKONOROVA, PICCARI, QUAYYUM, RANA, REVILLARD, SARENCO, SULEMAN, TIRAFKAN, ZORIO.

Già quintessenza della visualità orientale, il tappeto è stato per secoli il punto di massima eccellenza tecnica di molte civiltà asiatiche. La prima parte del catalogo evidenzia che il tappeto non è rimasto affatto immobilizzato alle glorie di un tempo. In particolare negli ultimi decenni sono avvenute delle novità sconvolgenti, che il volume indaga presentando i manufatti più rappresentativi, e spesso inediti in occidente, di svariate tipologie: dai tappeti di guerra afghani, in cui kalashnikov e missili hanno sostituito i motivi tradizionali, ai tappeti modernisti cinesi, destinati alla clientela metropolitana di città costiere come la Shangai degli anni '20 e '30, ma realizzati nelle immense aree tribali della Cina; dai grandi feltri realizzati in Asia Centrale, in particolare nella sua parte già sovietica come in Uzbekistan, Turkmenistan e Kirgizistan, al Sahara africano, di cui viene presentata una serie di superbe “Nattes Mauritaniennes”, in realtà enormi “stuoie” non soltanto realizzate dai Mauri ma anche e forse soprattutto dai Tuaregh, in un'area immensa che spazia dalla costa atlantica della Mauritania sino al Mali e al Niger.  La seconda parte del catalogo, dedicata all'arte contemporanea che si è cimentata con l'idea o con l'oggettualità del tappeto, sottolinea, come dichiara il curatore, che “il tappeto, prima di essere un tessuto, è un oggetto". E in quanto “oggetto” con una continuità temporale e con una distribuzione spaziale quasi senza eguali, il tappeto possiede una potenza iconica straordinaria. Gli artisti contemporanei che vi si sono cimentati, almeno i più interessanti, ne hanno evidenziato, appunto, il carattere di oggetto immensamente manipolabile attraverso i più svariati linguaggi o persino smaterializzato e riproposto come idea (dal video, al trompe l'oeil, all'object trouvée o quant'altro). Ma in tutti i casi, da Oppenheim a Gilardi, da Delvoye a Mondino, la sua destrutturazione non meno della sua indistratta presenza iconica continuano a celebrarne l'immanenza estetica. Perchè il tappeto è tale in quanto “cosa” che serve a riparare il suolo dal corpo umano, che serve come tavola per mangiare o come letto per dormire e naturalmente, all'occorrenza, come veicolo su cui volare, pur restando in tutti i casi un'opera da godere, violando in tal caso soltanto la percezione di chi lo percorre con lo sguardo. L'articolazione strutturale della superficie, pur quando assume le sembianze di un tappeto come in Capogrossi, non è mai un tappeto. In questa rassegna il tappeto è prima di tutto e semplicemente un tappeto, pur quando ne viene evocata l'idea e non rappresentata la forma. Se fino a pochi anni fa erano ben pochi gli artisti che si erano cimentati con tale “anacronismo”, ora sembra dilagare nelle più diverse ricerche artistiche e nei più svariati linguaggi. La mostra presenta opere realizzate dagli anni '70 a oggi, di artisti contemporanei che hanno lavorato sull’idea di tappeto.

www.progetto107.it

CONDIVIDI SU:
  • twitter
  • twitter
SEGUICI SU:
  • facebook
  • twitter
  • friend
  • tumblr
  • linkedin