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JinsĀ©Akira

"from detention to detention"


from detention to detention
*clicca per visualizzare l’anteprima del libro

Pagine: 82

Formato: 22x15 cm

Data di pubblicazione: 30-05-2013

Testi di: Paolo Jins Gillone, Erika Akira Fortunato, Bruno Panebarco

Lingua: Italiano

Copertina: Copertina Rigida Opaca

Prezzo libro cartaceo: 25.00

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From Detention to Detention - Opera Grigia è un'opera temporanea, il prodotto di una detenzione immaginaria. In occasione della fiera “The Others Art Fair”, che ha avuto luogo a Torino nel novembre 2012, Prinp Editore chiede a Jins di realizzare un intervento artistico: dipingere l'intera cella C15 delle carceri “Nuove” di Torino, la stessa cella che ospiterà lo stand della casa editrice. Jins accetta la sfida e chiede ad Akira (Erica Fortunato), di documentare fotograficamente la performance, con l'idea di farne un libro, in ricordo dell'evento. Si tratta, infatti, di un'opera temporanea, destinata ad essere rimossa con la prossima mano di bianco che rinfrescherà le pareti del carcere, lasciando il posto ad un nuovo evento. Il 7 novembre 2012, alle ore 8:00, ci troviamo davanti all'ingresso delle carceri. C'è un sole bellissimo. Ottimo segno, ottima luce con la quale lavorare per le restanti 8h. Ritiriamo i nostri pass ed entriamo. Ne usciamo alle ore 19:00 dello stesso giorno, per rientrarvi ancora il giorno dopo. Altrettante ore di lavoro, inframmezzate da confronti sull'argomento e silenzi, disegni e scatti. Viaggi che ognuno si è fatto da solo, all'interno e all'esterno dell'edificio e della singola stanza. Bruno Panebarco lo abbiamo conosciuto durante l'inaugurazione di “The Others”, la sera del 7 novembre. Ad un certo punto, nel suo libro Fedeli alla roba si parla di quella cella, sembra proprio lei ma è solo una delle tante. Perché Bruno ci aveva pernottato, suo malgrado, nei non troppo lontani anni '80. Ci è sembrato naturale chiedergli di darci qualcosa di suo per il libro.

<<Strana la vita. Mai e poi mai avrei immaginato che un giorno avrei varcato quel portone con serenità. Molti anni prima, varcare quella soglia mi aveva arrecato angoscia e sofferenza. Eppure è successo. 24 anni dopo sono tornato dentro il vecchio e mastodontico edificio delle carceri "Nuove" di Torino. Questa volta però, da uomo libero, non da carcerato. Nonostante l'occasione festosa - il party inaugurale di "The others", organizzato dal magazine "Rolling Stone" in occasione di Artissima -, ho provato ugualmente un brivido. Del resto, qualcosa che ti segna profondamente, che ti scava dentro fino ad arrivare all'anima, si può forse nascondere, rintanare da qualche parte nel tuo intimo, certo non può scomparire del tutto. In verità, anche guardare le immagini di carcerati in televisione - rare, a dire il vero - mi procura tristezza e soprattutto rabbia. Rabbia per un sistema assurdo che sbatte dentro chi commette reati minimi, legati al possesso delle droghe leggere, ad esempio, che in paesi più civili non portano ad alcuna conseguenza dal punto di vista penale e lascia in giro un sacco di gente che commette reati molto più gravi ed è una vera e propria minaccia per la società. Ma tornare là dentro, comunque, è stata una esperienza niente male. Forse solo chi il carcere l'ha vissuto può capire…>> (dall'introduzione di Bruno Panebarco)

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