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Maria Crocco

"Sic Transit"


sic transit
*clicca per visualizzare l’anteprima del libro

Pagine: 90

Formato: 18x18 cm

Data di pubblicazione: 08-04-2011

Testi di: Francesca Comisso, Maria Crocco

Lingua: Italiano

Copertina: Copertina Rigida Opaca

Prezzo libro cartaceo: 30.00

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Sic Transit è il catalogo della mostra fotografica di Maria Crocco, che ha avuto luogo all'interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno (carcere delle Vallette) di Torino. La mostra, a cura di Francesca Comisso e Giorgina Bertolino è stata promossa da a.titolo, Torino e Fondazione Volume!, Roma, con la collaborazione dell’assessorato alla cultura del Comune di Torino.

Sic transit, così passa e trascorre il tempo dell’uomo, di ciascun uomo e donna, tra un “dentro” e un “fuori”, aldilà di ciò che fa e di ciò che diventa nel tempo la sua vita. Il progetto Sic transit prende avvio nel 2002 con una serie di ritratti fotografici realizzati da Maria Crocco all’interno del carcere torinese Le Vallette, si è poi sviluppato nel tempo fino a comprendere oltre cinquanta immagini di uomini e donne eseguiti in parte in carcere e in parte fuori, coinvolgendo persone incontrate o conosciute per caso che vivono in stato di libertà. In entrambi i casi gli scatti sono stati realizzati in uno spazio chiuso e privo di connotazioni ambientali, a creare una sequenza di volti in cui non è possibile distinguere “chi è dentro da chi è fuori”.

L’artista ha scelto di operare all’interno dei codici e delle convenzioni della ritrattistica fotografica, di cui assume il tradizionale taglio a tre quarti enfatizzato dall’uso del bianco e nero, sottraendo però a essa la possibilità di funzionare come strumento di identificazione e di controllo sociale. L’obiettivo fotografico giunge così a definire la cornice di uno spazio “liberato”, sebbene non neutro, in cui i gesti, le espressioni, gli sguardi, le ombre, costituiscono la sintassi di un linguaggio stratificato, da cui emerge la dimensione relazionale della soggettività.

Al pubblico resta il compito di esplorare questa geografia di segni cristallizzata nella posa, e da essi cercare gli indizi per ricostruire le storie dei soggetti ritratti, nel tentativo, innescato dalla natura stessa del progetto, di indovinarne le identità. Chi dentro e chi fuori? Un gioco che non può che partire e concludersi nel riconoscimento e nella negoziazione degli stereotipi con cui ciascuno declina il processo di identificazione dell’altro da sé.

 

 

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