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Achille Bonito Oliva

"Transafricana"


transafricana
*clicca per visualizzare l’anteprima del libro

Pagine: 132

Formato: 20x25 cm

Data di pubblicazione: 16-06-2011

Testi di: Achille Bonito Oliva

Lingua: Italiano, Inglese

Copertina: Copertina Morbida Opaca

Prezzo libro cartaceo: 33.00

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Transafricana è il catalogo della mostra, a cura di Achille Bonito Oliva, organizzata della Fondazione 107 di Torino (17 giugno - 16 ottobre 2011, www.fondazione107.it) realizzata in collaborazione con la Fondazione Sarenco. Il titolo, anche se richiama il termine "Transavanguardia", nasce in realtà dalla storica linea ferroviaria che taglia in senso longitudinale e latitudinale l’Africa e dal desiderio di offrire un’arte “di attraversamento”, così come la linea transafricana mette in comunicazione popolazioni tra di loro eterogenee. Gli artisti africani presentati, tutti di calibro internazionale, sono: Esther Mahlangu (South Africa), George Lilanga (Tanzania), Seni Camara (Senegal), Mikidadi Bush (Tanzania), Kivuthi Mbuno (Kenya), Peter Wanjau (Kenya), ognuno di loro vive ed opera nel paese di origine. Se sul finire degli anni ’70 del secolo scorso la Transavanguardia proponeva modelli di superamento alla sterilità delle neoavanaguardie ormai consumate su temi iperconcettuali, all’inizio di questi anni gli artisti di Transafricana propongono modelli alternativi, di recupero del sentimento del reale, della vita, rifiutando la corsa verso la globalizzazione estetica che pervade ormai tutta l’arte occidentale.

Come un grande pachiderma addormentato, l’Africa si risveglia da un sonno ancestrale e irrompe con grande forza ed energia nella storia dell’arte contemporanea internazionale, rivalutando la magia della vita e la sacralità dell’arte. Il curatore ha scelto i 6 artisti provenienti dal continente più antico, l’Africa, ognuno di loro opera all’interno di una consapevolezza culturale, fortemente ancorato alle sue radici ed utilizza un linguaggio fatto di segni che lo stesso artista conosce molto bene e pertanto non cerca di domarlo, semmai di assecondarlo secondo procedimenti che implicano l’idea di progetto e di scelta. L’arte africana, prima di quella contemporanea occidentale, si è affrancata dalle servitù contenutistiche e cerca sempre il movimento della forma capace di trasfigurare ogni tema e portare sulla soglia del linguaggio ogni empito e slancio. Il linguaggio diventa il filtro attraverso cui passano segni, simboli e significati che vengono come vivificati e nello stesso tempo rielaborati nel passaggio della forma.

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