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Marta Di Vincenzo e Beatrice Zanelli

"Il bello deve ancora venire / The best is yet to come "


il bello deve ancora venire / the best is yet to come
*clicca per visualizzare l’anteprima del libro

Pagine: 64

Formato: 15x22 cm

Data di pubblicazione: 17-07-2019

Testi di: AA.VV.

Fotografie di Francesca Cirilli, progetto grafico di Paolo Berra

Lingua: Italiano

Copertina: Copertina Morbida Opaca

Prezzo libro cartaceo: 7.00

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Fra gennaio e aprile 2019, più di trenta adolescenti ospitati da Comunità residenziali educative per minori temporaneamente allontanati dalle famiglie e dieci studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, guidati da giovani professionisti attivi nei settori del design e dell’architettura (Studio Fludd, Studio TUTA, Izmade e Viola Gesmundo) e dalla mediatrice culturale Caterina Squillacioti, sono stati coinvolti in percorsi di sperimentazione volti a trasformare gli spazi abitativi di quattro Comunità sul territorio torinese: CER Passoni 18 (Coop. San Donato), CEM Kiki (Coop. Valpiana), CER Giulia (Coop. Mirafiori), CER minori Cascina La Luna (Coop. Soc. P. G. Frassati). Ne sono emerse quattro esperienze diverse, in termini di tipologia di progetto realizzato – a cavallo fra architettura di interni, design, illustrazione e grafica – e di modalità di partecipazione.

Al centro del progetto si collocano i minori residenti nelle Comunità e gli spazi abitativi da trasformare. Attorno a questo nucleo e alle figure degli studenti dell’Accademia chiamati ad intervenire nelle Comunità, Arteco ha costruito una rete di attori capace di apportare punti di vista, conoscenze e competenze complementari, al fine di strutturare percorsi partecipati nei quali arte e architettura sono intese come device per una innovazione sociale trasversale. Designer, grafici, illustratori, architetti, studenti dell’Accademia, una mediatrice culturale e una fotografa sono stati coinvolti nel progetto, ciascuno con un ruolo specifico e tutti con il medesimo approccio collaborativo, chiave utile a rendere l’esperienza un’occasione di incontro e dialogo intergenerazionale, di protagonismo culturale e di apprendimento. Ritenendo la dimensione architettonica fondamentale in un progetto che si sviluppa all’interno di realtà abitative con caratteristiche peculiari e complesse, quali sono le Comunità per minori, Arteco ha invitato a partecipare, inoltre, la Fondazione per l’Architettura / Torino, con l’obiettivo di trasformare questa puntuale “incursione” in contesti architettonici poco noti in un’occasione per stimolare i professionisti del settore ad avvicinarsi a questo specifico tema progettuale e all’urgenza di alcune situazioni.

I sopralluoghi nelle Comunità e il dialogo con gli educatori hanno permesso di tradurre le ipotesi di partenza in percorsi modellati sui bisogni e sugli specifici contesti di ciascuna delle quattro realtà coinvolte. Caratteristiche architettoniche proprie di ciascuna abitazione e esigenze specifiche emerse nelle diverse Comunità hanno spinto a selezionare quattro gruppi di professionisti – inseriti nel progetto come “tutor” e responsabili del coordinamento dei quattroworkshop partecipati – caratterizzati da percorsi accademici e professionali molto vari. L’intenzione, infatti, era quella di costruire, per ciascuna Comunità, un gruppo di lavoro che potesse interagire al meglio con i minori partecipanti e che fosse capace di apportare, condividendo il proprio approccio progettuale, quella spinta trasformativa di cui le singole Comunità hanno espresso l’esigenza. Si è optato per professionisti che avessero forti legami con la realtà torinese e le sue espressioni creative per offrire ai minori e agli studenti dell’Accademia un’occasione di scambio che potesse portare anche alla conoscenza di luoghi di lavoro culturale, sperimentazione e aggregazione che il territorio offre, dai laboratori artigiani, agli enti di formazione, sino agli spazi espositivi, istituzionali e indipendenti. Attingendo al mondo dell’architettura e quello dell’eco-design, all’universo della grafica e a quello dell’educazione alle arti visive, sono stati individuati e messi in relazione, ciascuno con la Comunità più adatta, Viola Gesmundo, Izmade, Studio Tuta e Studio Fludd.

Anche gli studenti dell’Accademia Albertina sono stati selezionati, con il supporto dei docentiLaura Valle, Massimo Voghera e Fabio Amerio, in base a percorsi accademici e inclinazioni e sono stati assegnati a coppie a specifiche Comunità in funzione del contribuito che avrebbero potuto dare in dialogo con i tutor. Due dei dieci studenti, provenienti dall’indirizzo di fotografia, hanno invece realizzato reportage fotografici e video durante lo svolgimento delle attività nelle quattro Comunità, con l’obiettivo di documentare l’intero processo.

workshop coordinati dai tutor sono stati preceduti da incontri propedeutici condotti, con tecniche e strumenti di matrice teatrale, dalla mediatrice culturale e performer Caterina Squillacioti, con l’obiettivo di supportare la creazione del gruppo – che includeva anche minori provenienti da altre Comunità – attraverso un viaggio esperienziale alla scoperta dello spazio abitativo oggetto di intervento, in cui le risorse immaginative di ciascuno potessero trovare espressione e ascolto. Ad affiancare la mediatrice è intervenuta l’Architetta Veronica Dinatale, selezionata tramite public call da Fondazione per l’Architettura /Torino a svolgere un’attività di osservazione utile alla trasposizione delle conoscenze apprese in ambito architettonico.

Complessivamente, le attività sono durate 20 ore in ognuna delle Comunità: un orizzonte temporale ridotto per permettere ad ogni fase della trasformazione – da quelle percettive a quelle concrete – di realizzarsi e sedimentarsi completamente. Si è trattato, tuttavia, di un’esperienza che ha generato partecipazione, innescato cambiamenti e offerto spiragli di apertura verso possibili sviluppi futuri. L’impatto positivo del progetto è emerso da un processo di valutazione sviluppato in itinere a più voci e conclusosi con questionari di valutazione targettizzati somministrati a tutti gli attori.

Attraverso questa esperienza attiva si è voluto coinvolgere, nel processo di produzione dellacostruzione del “bello”, ragazzi che attraversano momenti difficili della propria vita. Con la partecipazione a questo lavoro di ricerca e di realizzazione del progetto essi hanno avuto l’opportunità di poter guardare oltre, scoprire mondi non conosciuti a cui si sono avvicinati quando si sono lasciati coinvolgere dall’interesse e dalla curiosità del sapere e dall’apprendere competenze attraverso le quali hanno potuto esprimere le proprie emozioni ed istanze. Il bello deve ancora venire, infatti, racchiude in sé il “bello” dell’apprendere conoscenze e potenzialità proprie contribuendo in tal modo a migliorare la percezione di sé e della propria immagine. La metodologia di lavoro condiviso adottata ha consentito l’attiva partecipazione dei ragazzi che hanno così potuto esprimere le proprie idee e proposte nel dibattito/progettazione per la realizzazione degli interventi pittorici ed architettonici.

Il  progetto è a cura di Arteco (Beatrice Zanelli e Marta Di Vincenzo) e Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, in collaborazione con l’Assessorato al WelfareDivisione Servizi Sociali Area Politiche Sociali – Servizio Minori e Famiglie della Città di Torino e la Fondazione per l’Architettura, con il patrocinio della Città di Torino e il sostegno di Compagnia di San Paolo e Lions Club Torino Host Regio.

www.associazionearteco.it

 

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